Tredicesima 2026: calcolo, tasse e quando arriva
La tredicesima 2026 è la mensilità aggiuntiva che molti lavoratori dipendenti ricevono a dicembre, ma il suo importo non corrisponde sempre allo stipendio mensile abituale. Il valore dipende dalla retribuzione utile, dai mesi maturati durante l’anno, dal contratto applicato e dalle trattenute fiscali e previdenziali. Per questo una delle domande più frequenti è: quanto prendo di tredicesima netta nel 2026?
Il calcolo parte dalla quota maturata ogni mese e considera il periodo effettivamente lavorato nell’anno. Se hai lavorato per tutti i dodici mesi, in linea generale puoi maturare una mensilità completa, mentre un’assunzione durante l’anno porta a una somma proporzionata ai mesi maturati. La regola concreta sui mesi utili e sulle assenze può dipendere dal CCNL applicato.
Tredicesima 2026: quanto spetta?
La tredicesima non è necessariamente uguale alla normale busta paga di dicembre, perché alcune componenti dello stipendio possono essere escluse dal calcolo. La base dipende dalla retribuzione utile prevista dal contratto collettivo e dalla situazione lavorativa del dipendente. Per conoscere l’importo corretto bisogna quindi partire dalla retribuzione prevista per la tredicesima e non semplicemente dal netto mensile.
Per una stima semplice si può usare questa formula:
Tredicesima lorda = retribuzione utile mensile × mesi maturati ÷ 12
Un lavoratore con una retribuzione utile di 1.800 euro e dodici mesi maturati parte quindi da una tredicesima lorda di circa 1.800 euro. Con nove mesi maturati, la stessa base porta a circa 1.350 euro lordi, mentre con sei mesi il valore teorico scende a circa 900 euro lordi.
Come si calcola la tredicesima 2026?
Il primo elemento da controllare è la retribuzione utile indicata dal proprio CCNL. Non tutte le somme presenti nella busta paga entrano automaticamente nella tredicesima, perché alcune indennità o compensi possono avere regole specifiche. Anche la presenza di lavoro part time, assenze, cambio di contratto o cessazione del rapporto può modificare il risultato.
Se vuoi confrontare la mensilità aggiuntiva con il reddito annuale complessivo, puoi anche calcolare il tuo stipendio netto completo inserendo i dati della tua situazione lavorativa.
Quanti mesi servono per maturare la tredicesima?
Il periodo di maturazione è normalmente collegato ai mesi di servizio prestati durante l’anno. Per molte situazioni contrattuali una frazione di mese può essere conteggiata secondo una soglia prevista dal CCNL, ma non è corretto applicare una singola regola a tutti i lavoratori.
Per questo chi è stato assunto a luglio non dovrebbe calcolare automaticamente sei mesi senza controllare il proprio contratto. La data di assunzione, la durata del rapporto e le regole del CCNL possono cambiare il numero dei ratei maturati.
Sono stato assunto durante l’anno: quanto prendo?
Se l’assunzione è avvenuta durante il 2026, la tredicesima sarà normalmente proporzionata al periodo utile maturato. Un lavoratore assunto a luglio potrebbe quindi avere circa metà mensilità, se tutti i mesi interessati risultano utili secondo il contratto applicato.
Lo stesso principio riguarda chi termina il rapporto prima di dicembre. In caso di dimissioni, licenziamento o scadenza del contratto, i ratei maturati e non ancora pagati vengono normalmente riconosciuti nell’ultima competenza spettante.
Tredicesima netta 2026: perché è più bassa dello stipendio?
La differenza tra tredicesima lorda e tredicesima netta dipende principalmente dai contributi previdenziali e dall’imposta sul reddito. Il lavoratore vede quindi una serie di trattenute che riducono l’importo effettivamente accreditato.
Un errore frequente consiste nel prendere la tredicesima lorda e sottrarre semplicemente il 23 per cento. Il calcolo reale della busta paga considera invece la base imponibile, i contributi, le regole fiscali e gli eventuali elementi applicabili alla situazione del dipendente.
Quanto diventa netta una tredicesima da 1.500 euro?
Per dare un riferimento concreto, una tredicesima lorda di 1.500 euro può trasformarsi in circa 1.030 e 1.070 euro netti in una situazione standard. Si tratta di una stima indicativa ottenuta considerando una quota contributiva del lavoratore pari al 9,19 per cento e la tassazione IRPEF ordinaria, senza addizionali regionali e comunali.
Il risultato effettivo può essere diverso nel cedolino reale perché il datore di lavoro deve considerare la situazione fiscale complessiva del lavoratore. Per questo l’importo non deve essere interpretato come una cifra garantita.
Quanto diventa netta una tredicesima da 1.800 euro?
Con una tredicesima lorda di 1.800 euro, una stima indicativa porta il netto in un intervallo di circa 1.230 e 1.280 euro nelle condizioni standard considerate. Anche in questo caso il calcolo esclude addizionali locali, familiari a carico, agevolazioni particolari e altre componenti individuali.
La differenza tra lordo e netto deriva soprattutto dai contributi previdenziali e dall’IRPEF applicabile. Il cedolino di dicembre resta quindi il riferimento definitivo per sapere quanto viene realmente accreditato.
Quanto diventa netta una tredicesima da 2.000 euro?
Per una tredicesima lorda di 2.000 euro, la stima indicativa del netto può essere collocata intorno a 1.370 e 1.420 euro nelle condizioni considerate. La stima utilizza il contributo previdenziale ordinario assunto al 9,19 per cento e considera la tassazione IRPEF 2026 applicabile alla situazione ipotizzata.
L’importo può cambiare quando il reddito complessivo porta una parte della base imponibile negli scaglioni successivi. Anche le addizionali regionali e comunali possono modificare il risultato finale.
Quanto diventa netta una tredicesima da 2.500 euro?
Con una tredicesima lorda di 2.500 euro, una stima indicativa può collocarsi intorno a 1.600 e 1.680 euro netti. In questo esempio la maggiore attenzione è necessaria perché il reddito annuale complessivo può coinvolgere più di uno scaglione IRPEF.
Le cifre sono quindi utili per capire l’ordine di grandezza, ma non sostituiscono un calcolo individuale. Un lavoratore con RAL, regione, comune e contratto differenti può ottenere un risultato diverso.
Esempi di tredicesima 2026
Per capire meglio il meccanismo, possiamo partire da alcune retribuzioni mensili lorde e considerare dodici mesi maturati. Gli importi lordi indicati sono teorici, mentre i valori netti sono stime indicative basate su un lavoratore senza familiari a carico, con contribuzione ordinaria assunta al 9,19 per cento e senza addizionali regionali e comunali.
| Retribuzione utile mensile | Mesi maturati | Tredicesima lorda | Stima indicativa netta |
| 1.200 euro | 12 | 1.200 euro | circa 820 e 860 euro |
| 1.500 euro | 12 | 1.500 euro | circa 1.030 e 1.070 euro |
| 1.800 euro | 12 | 1.800 euro | circa 1.230 e 1.280 euro |
| 2.000 euro | 12 | 2.000 euro | circa 1.370 e 1.420 euro |
| 2.500 euro | 12 | 2.500 euro | circa 1.600 e 1.680 euro |
| 3.000 euro | 12 | 3.000 euro | circa 1.850 e 1.980 euro |
Queste cifre non rappresentano l’importo garantito della busta paga, ma servono a rispondere alla domanda più comune: quanto rimane realmente della tredicesima lorda? Per un calcolo più vicino alla propria situazione bisogna considerare RAL, regione, comune, contratto, familiari, mesi maturati e altre componenti della retribuzione.
Tredicesima e IRPEF 2026: quali aliquote si applicano?
Dal 1 gennaio 2026 gli scaglioni IRPEF ordinari sono 23 per cento fino a 28.000 euro, 33 per cento oltre 28.000 euro e fino a 50.000 euro e 43 per cento oltre 50.000 euro. La modifica della seconda aliquota dal 35 al 33 per cento è stata introdotta dalla Legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 1, comma 3, che ha modificato l’articolo 11 del TUIR.
La tredicesima segue regole specifiche per la ritenuta fiscale delle mensilità aggiuntive. L’articolo 23, comma 2, lettera b), del DPR 29 settembre 1973, n. 600 disciplina le ritenute sulle mensilità aggiuntive, mentre la prassi dell’Amministrazione finanziaria chiarisce il trattamento delle somme come la tredicesima.
Se vuoi approfondire il funzionamento delle aliquote puoi consultare gli scaglioni IRPEF 2026 spiegati.
Tredicesima netta 2026: perché è più bassa dello stipendio?
La tredicesima può risultare più bassa rispetto a una normale mensilità netta anche quando l’importo lordo sembra identico. Una delle ragioni è che sulle mensilità aggiuntive non vengono applicate nello stesso modo le detrazioni utilizzate nella normale retribuzione mensile.
Il risultato dipende quindi dal meccanismo della ritenuta, dai contributi e dalla situazione fiscale complessiva. Il confronto corretto deve essere fatto tra importi lordi e trattenute effettivamente presenti nel cedolino.
La tredicesima ha le stesse detrazioni dello stipendio?
No, ed è uno dei motivi per cui il risultato può sorprendere. La disciplina delle ritenute sulle mensilità aggiuntive prevede un trattamento specifico e il datore di lavoro deve applicare le regole fiscali previste per questa componente della retribuzione.
Per questo un lavoratore può ricevere uno stipendio netto ordinario relativamente alto e una tredicesima netta sensibilmente più bassa rispetto alla mensilità normale. L’importo definitivo deve essere verificato attraverso il cedolino e il successivo conguaglio fiscale.
Quanto si paga di INPS sulla tredicesima?
Anche la tredicesima può essere soggetta alla contribuzione previdenziale a carico del lavoratore. Il 9,19 per cento è un riferimento utilizzato per la quota IVS ordinaria a carico del lavoratore dipendente e viene riportato, per esempio, nella Circolare INPS n. 11 del 16 gennaio 2024.
Questo valore viene utilizzato qui come riferimento per le stime e non deve essere considerato una percentuale universale per ogni rapporto di lavoro. Categorie particolari, agevolazioni e regimi contributivi differenti possono produrre un risultato diverso.
Quando arriva la tredicesima 2026?
Per molti lavoratori dipendenti il pagamento avviene nel mese di dicembre, ma la data precisa può dipendere dal CCNL e dalle procedure dell’azienda. Non esiste quindi una singola data valida per tutti i dipendenti italiani.
Chi lavora in un supermercato di Milano, in un negozio di Via Roma a Torino o in un’azienda vicino alla stazione di Bologna può avere date operative diverse, pur applicando regole fiscali nazionali. Anche per chi lavora in realtà locali come Firenze, Napoli o Palermo, il riferimento principale resta il contratto applicato e quanto indicato nel cedolino.
Quando arriva la tredicesima nel CCNL Commercio?
Nel settore commercio la tredicesima segue le disposizioni del CCNL applicato e viene normalmente corrisposta nel periodo natalizio. Per sapere il giorno esatto è necessario verificare il contratto, le disposizioni aziendali e la busta paga.
Questo è importante anche per chi lavora in un centro commerciale, in un piccolo negozio di quartiere o in una catena della grande distribuzione. Il fatto che due lavoratori abbiano lo stesso stipendio non significa necessariamente che ricevano la tredicesima nello stesso giorno.
Tredicesima e part time: come cambia il calcolo?
Il part time non elimina il diritto alla mensilità aggiuntiva, ma l’importo viene rapportato alla retribuzione e alla percentuale di lavoro prevista dal rapporto. Un dipendente al 50 per cento avrà quindi una base diversa rispetto a un lavoratore full time con lo stesso livello contrattuale.
La situazione diventa ancora più importante quando il lavoratore passa dal part time al full time durante l’anno. In questo caso bisogna considerare i diversi periodi e le relative retribuzioni utili maturate.
Tredicesima in caso di dimissioni o licenziamento
Se il rapporto di lavoro termina prima di dicembre, la tredicesima non scompare. I ratei maturati devono essere considerati nelle competenze finali secondo le regole del contratto e della cessazione del rapporto.
Nel momento in cui termina il rapporto di lavoro possono essere presenti anche altre somme spettanti al dipendente. Per approfondire cosa succede al TFR a fine rapporto puoi consultare la guida dedicata
Tredicesima dipendenti pubblici e NoiPA
Anche i dipendenti gestiti attraverso NoiPA ricevono la tredicesima secondo le regole previste per il proprio rapporto. Nei documenti NoiPA la mensilità aggiuntiva viene gestita insieme alle competenze di dicembre, con le relative trattenute fiscali e previdenziali.
Per un insegnante di una scuola di Roma, un dipendente universitario o un lavoratore di un’amministrazione pubblica, il cedolino NoiPA resta il documento principale da controllare. In caso di dubbi bisogna confrontare le competenze, i periodi maturati e le trattenute riportate nel documento.
Tredicesima 2027 detassata: cosa cambia nel 2026?
Una delle ricerche più importanti alla fine del 2026 riguarda la possibile detassazione della tredicesima prevista dalle proposte sulla Manovra 2027. Al 10 settembre 2026 non bisogna però presentare questa misura come una norma già approvata.
Tra le ipotesi discusse pubblicamente ci sono un’imposta sostitutiva del 15 per cento per alcuni redditi più bassi e una soluzione al 10 per cento con una soglia di reddito più ampia. Esistono anche proposte più favorevoli, ma fino all’approvazione definitiva non è possibile stabilire quale aliquota verrà applicata alla tredicesima del 2027.
Quanto si potrebbe risparmiare con la tredicesima detassata?
Il risparmio dipenderebbe dalla misura definitiva, dal reddito del lavoratore e dalla base imponibile interessata. Le simulazioni pubblicate nel 2026 mostrano differenze importanti tra un’imposta sostitutiva al 10 per cento e una al 15 per cento.
Per questo non è corretto utilizzare oggi una simulazione della detassazione 2027 come se fosse il calcolo ufficiale della tredicesima 2026. La situazione dovrà essere aggiornata dopo l’approvazione della Legge di Bilancio 2027.
Come leggere la tredicesima in busta paga
Nel cedolino possono comparire diverse informazioni utili per controllare il pagamento. Le voci da osservare comprendono la mensilità aggiuntiva, i ratei maturati, la base imponibile previdenziale, l’imponibile fiscale, i contributi e l’IRPEF.
Se l’importo sembra troppo basso, il primo controllo dovrebbe riguardare i mesi maturati e la retribuzione utile. Successivamente conviene verificare eventuali periodi non utili, variazioni di orario, cambi di contratto e trattenute applicate.
Le domande più cercate sulla tredicesima 2026
Quanto prendo di tredicesima con 1.500 euro?
Se 1.500 euro rappresentano la retribuzione utile mensile e hai maturato dodici mesi, la base lorda teorica è 1.500 euro. Il netto sarà inferiore dopo contributi e imposte e può collocarsi indicativamente nell’intervallo indicato nella tabella precedente.
Quanto prendo con 1.800 euro di stipendio?
Con una retribuzione utile di 1.800 euro e dodici mesi maturati, la tredicesima lorda teorica è 1.800 euro. La stima indicativa del netto può essere intorno a 1.230 e 1.280 euro nelle condizioni standard considerate.
Se ho lavorato sei mesi quanto prendo?
Con sei mesi maturati, la formula porta a metà della retribuzione utile mensile. Con una base di 1.800 euro, per esempio, il valore lordo teorico sarebbe 900 euro.
La tredicesima viene tassata?
Sì, la mensilità aggiuntiva è soggetta alle regole fiscali e previdenziali previste per il lavoro dipendente. Il netto finale dipende dalla base imponibile e dalle trattenute applicate.
La tredicesima è uguale allo stipendio?
Non necessariamente. La retribuzione utile può essere diversa dalla normale retribuzione mensile e il trattamento fiscale della mensilità aggiuntiva può produrre un netto inferiore.
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Fonti e riferimenti normativi
DPR 29 settembre 1973, n. 600, articolo 23, comma 2, lettera b: disciplina le ritenute sulle mensilità aggiuntive e sulle somme della stessa natura.
TUIR, DPR 22 dicembre 1986, n. 917, articolo 11: disciplina gli scaglioni dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Dal 1 gennaio 2026 gli scaglioni sono 23 per cento fino a 28.000 euro, 33 per cento oltre 28.000 euro e fino a 50.000 euro e 43 per cento oltre 50.000 euro.
Legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 1, comma 3: modifica l’articolo 11, comma 1, lettera b), del TUIR sostituendo l’aliquota del 35 per cento con quella del 33 per cento.
INPS, Circolare n. 11 del 16 gennaio 2024: nel quadro dell’esonero contributivo 2024 indica, per il riferimento considerato, una quota IVS a carico del lavoratore pari al 9,19 per cento. Per questo articolo il valore è utilizzato come riferimento per una stima ordinaria e non come aliquota universale per ogni lavoratore.
Agenzia delle Entrate: il codice tributo 1001 comprende le ritenute sulle retribuzioni, pensioni, trasferte, mensilità aggiuntive e relativo conguaglio.






